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14
giu
09

Baglioni jr, un chitarrista con le idee molto chiare

L’ingombrante confronto con il padre: «Per il momento non penso di mettere anche le parole accanto alle note»

Per ora, forse, i suoi sold-out (al prestigioso Blue Note di Milano, per esempio) si devono in parte al cognome che porta, alla curiosità inevitabilmente derivante dall’essere figlio di cotanto padre. Ma al Forum Fnac – anche in questo caso accolto da un pubblico numeroso e molto attento – Giovanni Baglioni dimostra di avere i numeri che giustificano l’interesse nei suoi riguardi indipendentemente dal peso potenzialmente ingombrante di papà Claudio. Ed è significativo che anche le domande a lui rivolte dal pubblico durante lo showcase riguardino esclusivamente la sua storia di chitarrista, senza alcuna interferenza relativa ai rapporti con il genitore cantautore. Se non per chiedere a Giovanni se anche lui potrebbe, un giorno, pensare di mettere parole accanto alle note: cosa che per il momento, risponde il ragazzo (dimostra anche meno dei suoi 27 anni), non rientra nei suoi piani.
Dice anche di sentirsi «piacevolmente spaventato da questo futuro cui si sta affacciando», ma in verità Baglioni jr dimostra di avere idee chiare sul percorso da seguire, nonché le doti tecniche necessarie. Sulla chitarra acustica usa la tecnica del tapping a due mani sulla tastiera, e in tutti i brani ascoltati alla Fnac dall’album Anima meccanica (una mezza dozzina) emerge il forte utilizzo percussivo di tutto il corpo dello strumento. Racconta di essere stato folgorato dall’ascolto di Tommy Emmanuel, di aver avuto come determinante maestro dello strumento Pino Forastiere (cui è dedicato il brano Pino, coinvolgente e ricco di suggestioni) e di tenere comunque come chiaro punto di riferimento, dal punto di vista tecnico, il californiano Michael Hedges. Meno definibili, nelle parole stesse di Giovanni, le sue influenze fondamentali in chiave stilistico-compositiva, e questo si riflette nell’eclettismo della sua produzione.

12
giu
09

Giovanni Baglioni, 27 giugno al Villa Celimontana Festival Jazz

Roma, 12 giu (Velino) – Il 27 giugno Giovanni Baglioni sarà in concerto a Roma, al “Villa Celimontana Festival Jazz”, sulla scia del successo del suo disco d’esordio, “Anima Meccanica” (prodotto da BAG Music per Sony Music e pubblicato il 5 giugno). Giovanni Baglioni è considerato uno dei nomi più interessanti ed originali nel panorama della chitarra acustica contemporanea solista italiana e alla sua prima apparizione live di rilievo (il 3 aprile al Blue Note di Milano) ha ottenenuto critiche entusiastiche. “Le prime volte che ho preso la chitarra in mano – racconta Giovanni Baglioni – non pensavo assolutamente che avrebbe potuto assumere questa importanza nella mia vita, non pensavo di farne una professione.
Ed ora, invece, c’è ‘Anima meccanica’ a contenere suggestioni, ispirazioni di un momento e piccoli sogni, che ho tentato volutamente di rendere eterogenei utilizzando una tavolozza con diversi colori e diversi umori ma che portano con sé il tratto comune della stessa pennellata, e della stessa chitarra”. “Anima Meccanica” contiene dieci brani inediti dove il giovane chitarrista dimostra una vena compositiva solida, personale e inconfondibile, e al tempo stesso sempre più variegata nelle modalità e negli stili espressivi. Talento e tecnica sfociano talora in creazioni brillanti e dall’andamento sostenuto, mentre in altre occasioni l’ispirazione si fa passionale o sensuale, meditativa o malinconica. Questa la track list del disco: “Get Up!”, “Pino”, “Bloody Finger”, “Sirena”, “Anima Meccanica”, “Rubik”, “Quando cade una stella”, “Bijoux”, “L’Insonne” e “Dalla Cenere”.
Giovanni Baglioni ha studiato con Pino Forastiere in maniera approfondita l’opera rivoluzionaria di Michael Hedges, apprezzandola in corrispondente misura (da esecutore così come da fruitore), tanto che tuttora nei suoi concerti non mancano mai le strepitose cover di alcuni classici hedgesiani, fra cui spiccano in particolare “Aerial Boundaries”, “The Rootwitch” ed “Arrowhead”. Il chitarrismo di Giovanni Baglioni è spettacolare da vedere e da ascoltare e dotato – nelle composizioni originali dell’autore – di una forza narrativa ed evocativa mai messa in ombra dal suo pur consumato virtuosismo, il quale spazia dal sapiente utilizzo del tapping (la più riconoscibile e visivamente efficace fra le tecniche da lui utilizzate, connotata dall’uso di entrambe le mani sulla tastiera dello strumento nonché dalla ritmica percussiva sulla cassa) all’impiego delle accordature alternative, agli armonici artificiali, all’uso della mano sinistra over the neck.

http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=873283




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