L’ingombrante confronto con il padre: «Per il momento non penso di mettere anche le parole accanto alle note»
Per ora, forse, i suoi sold-out (al prestigioso Blue Note di Milano, per esempio) si devono in parte al cognome che porta, alla curiosità inevitabilmente derivante dall’essere figlio di cotanto padre. Ma al Forum Fnac – anche in questo caso accolto da un pubblico numeroso e molto attento – Giovanni Baglioni dimostra di avere i numeri che giustificano l’interesse nei suoi riguardi indipendentemente dal peso potenzialmente ingombrante di papà Claudio. Ed è significativo che anche le domande a lui rivolte dal pubblico durante lo showcase riguardino esclusivamente la sua storia di chitarrista, senza alcuna interferenza relativa ai rapporti con il genitore cantautore. Se non per chiedere a Giovanni se anche lui potrebbe, un giorno, pensare di mettere parole accanto alle note: cosa che per il momento, risponde il ragazzo (dimostra anche meno dei suoi 27 anni), non rientra nei suoi piani.
Dice anche di sentirsi «piacevolmente spaventato da questo futuro cui si sta affacciando», ma in verità Baglioni jr dimostra di avere idee chiare sul percorso da seguire, nonché le doti tecniche necessarie. Sulla chitarra acustica usa la tecnica del tapping a due mani sulla tastiera, e in tutti i brani ascoltati alla Fnac dall’album Anima meccanica (una mezza dozzina) emerge il forte utilizzo percussivo di tutto il corpo dello strumento. Racconta di essere stato folgorato dall’ascolto di Tommy Emmanuel, di aver avuto come determinante maestro dello strumento Pino Forastiere (cui è dedicato il brano Pino, coinvolgente e ricco di suggestioni) e di tenere comunque come chiaro punto di riferimento, dal punto di vista tecnico, il californiano Michael Hedges. Meno definibili, nelle parole stesse di Giovanni, le sue influenze fondamentali in chiave stilistico-compositiva, e questo si riflette nell’eclettismo della sua produzione.

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