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Giu
09

Giovanni Baglioni, mai senza chitarra

LIVE. OGGI ALLE 18 ALLA FNAC PER PRESENTARE IL PRIMO ALBUM «ANIMA MECCANICA»
Il giovane musicista: «Qualcosa con le corde, devo averlo tra le mani ogni giorno»

Non chiamatelo figlio d’arte. Giovanni Baglioni è lontano dal padre Claudio quanto Pat Metheny è lontano da Christopher Cross, se nel mezzo ci mettete Chris Rea. Chitarrista solista e solitario, nella lunga tradizione che parte dal jazz di Reinhardt e arriva fino ai dischi della Windham Hill, Baglioni sarà oggi alle 18 alla Fnac per presentare «Anima meccanica», il suo primo album, pubblicato in questi giorni. «Per me è stata una scelta naturale. La chitarra mi ha attratto e ho desiderato intraprendere questo percorso. Non ho pensato: è meglio che faccia qualcosa di completamente diverso da mio padre».
Aver dato i titoli a brani strumentali non è limitante per la fantasia dell’ascoltatore?
No, era questa la mia volontà. Sono un po’ dittatore… No, sto scherzando. Alla fine uno può essere suggestionato anche da un’idea confinante a quella che suggerisco io. È come un invito a capire cosa ho provato quando ho composto il brano o cosa ho immaginato suonandolo.

Si sente posseduto dalla musica?
In realtà è come quando incontri una persona: la scegli e ti sceglie.
Il titolo del disco, «Anima meccanica», sembra avere una connotazione negativa.
In realtà «meccanica» non voleva essere l’aggettivazione di «anima». È il titolo di un brano che spiega un mio pensiero: anche le cose possono avere un’anima, provare sentimenti.
C’è qualcosa che l’appassiona di più della musica?
Alternandosi, ci sono state anche passioni effimere, come quella per il cubo di Rubrik, al quale ho dedicato un brano. Per un periodo ero ossessionato da quell’oggetto: se lo vedevo non completo non riuscivo ad andare a dormire. Ma, alla fine, la passione che sopravvive a tutto è quella per la musica.
In «Kubrik» si sente l’influenza del folk britannico.
Non riesco a capire quanto i miei gusti influiscano su quello che compongo. Certo, l’avranno fatto, ma non so spiegare i collegamenti. In un brano sono debitore del chitarrista franco-algerino Pierre Bensusan; in un altro cito Lucio Battisti, una parte de «La collina dei ciliegi». Di altro non sono conscio.
Ma tra i suoi ascolti c’è sicuramente il flamenco.
Non mi sono ancora accostato a quella cultura musicale. A breve comincerò a studiarlo, ma credo non mi appartenga moltissimo, anche se nel disco si sentono alcuni timidi tentativi di «rasgueado» (una tecnica del flamenco).
Quanto tempo al massimo è rimasto lontano da una chitarra?
Ricordo una vacanza di una settimana senza il mio strumento, un paio di anni fa. Quando sono tornato, ero disperato: mi sembrava di non essere più in grado di suonare. Adesso non vado da nessuna parte senza una chitarra. Magari non la mia preferita, la mia «principessa», ma qualcosa con le corde devo averla, tra le mani, ogni giorno

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